La mia vacanza in Romania.

        Carissimi, sono ormai più di dieci anni, che unitamente alle mie suore romene vado in Romania per passare un breve periodo di vacanze. Precedentemente le mie vacanze le passavo in America da mio fratello Anselmo oppure in Calabria con le oblate di Don Mottola.

       Anche la Romania, come l’Albania, dove si è recato Papa Francesco da poco, è stata visitata da Giovanni Paolo II, il quale, servendosi di una definizione data alla Romania da quanti hanno lottato per l’unità della Chiesa occidentale con quella orientale, l’ha chiamata “Giardino della Madre di Dio”, oltre al fatto che questa Nazione è stata insanguinata al sangue di tanti martiri del regime comunista di Ceausescu.

       Il regime comunista installato in Romania dopo la seconda guerra mondiale ha fatto tante vittime nella Chiesa e specialmente in quella greco-cattolica, (Chiesa romena unita con Roma). E’ stata una persecuzione fatta da alcuni loro simili che erano contro i valori del mondo e specialmente contro i valori dello spirito e dunque per combattere quei valori, hanno cominciato a mettere in carcere prima i vescovi poi i sacerdoti e vari laici.

        Il carcere era molto duro. Alcuni stavano nelle celle piccole, senza bagno, senza finestre, altri erano svestiti dalle loro tonache, picchiati, veniva loro strappata la barba, affinché confessassero che erano spie del Vaticano e per farli rinunciare all’unione con Roma, ma loro con grande dignità e coraggio, testimoniarono la loro fede e la fedeltà alla Chiesa cattolica dando il proprio sangue per il Signore.

       Di questi che hanno dato la loro vita per difendere la loro causa, ci sono già due beati (il Vescovo Anton Durcovici e Mons.Vladimir Ghica) e per alcuni è stata introdotta la causa di beatificazione, sperando che un giorno possano essere tutti meritevolmente santi.

       ‘Il Sabato 8 maggio 1999, Il Santo Papa Giovanni Paolo II, nell’omelia della Divina Liturgia in rito greco-cattolico celebrata presso la cattedrale di San Giuseppe in Bucarest, ricordava: “Vengo ora dal cimitero cattolico di questa città: sulle tombe dei pochi martiri noti e dei molti, le cui spoglie mortali non hanno neppure l'onore di una cristiana sepoltura, ho pregato per tutti voi, ed ho invocato i vostri martiri e i confessori della fede, perché intercedano per voi presso il Padre che sta nei cieli. Ho invocato in particolare i Vescovi, perché continuino ad essere vostri Pastori dal cielo: Vasile Aftenie e Ioan Balan, Valeriu Traian Frentiu, Ioan Suciu, Tit Liviu Chinezu, Alexandru Rusu. Il vostro martirologio si apre con l'ideale concelebrazione di questi vescovi che hanno mescolato il loro sangue con quello del sacrificio eucaristico che quotidianamente avevano celebrato. Ho invocato anche il Cardinale Iuliu Hossu, che preferì restare con i suoi fino alla morte, rinunciando a trasferirsi a Roma per ricevere dal Papa la beretta cardinalizia, perché questo avrebbe significato lasciare la sua amata terra”.

        Per questi sette vescovi della Chiesa Greco-Cattolica Romena unita con Roma, che non esitarono a versare il loro sangue per Cristo e per il suo gregge al tempo del regime comunista, sin dal 28 gennaio 1997 si era ottenuto dalla Congregazione per le Cause dei Santi il nulla osta per l’avvio della loro comune causa di canonizzazione, che ora procede spedita per giungere presto al riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa del loro martirio’.

       Dove io vado per la mia vacanza c’è una “Casa di accoglienza” per i bambini in difficoltà che è stata aperta dopo la caduta del regime comunista. Questa casa è stata data in dono alla Fondatrice della Congregazione del Cuore Immacolato da un banchiere svizzero , ora morto, che per sette anni è stato lo stesso sponsor della Casa. In questa casa vivono 150 bambini, i quali vengono dalle varie zone della Romania. Ognuno porta con sé il suo dolore oppure il suo dramma familiare.

      A volte io dico alla Madre Fondatrice che questa struttura potrebbe definirsi “la Casa del dolore” ed Ella risoluta mi risponde “No! E’ la Casa dell’Amore”, perché essi debbono non soltanto studiare, parlare, ma amare sulle orme di Gesù Cristo. E se si va a vedere questi bambini veramente sanno amare, prima di tutto amano il Signore, ma anche tra loro domina l’armonia e l’amore uno verso l’altro, la qual cosa è merito delle suore che con tanto amore si prendono cura di loro e li portano su una strada che molti non conoscevano prima di entrare in quella Casa, perché le loro condizioni di prima non glielo permettevano.

       Questi bambini vivono grazie alla Provvidenza a cui loro ricorrono ogni volta che ci siano delle necessità. Non esitano di andare nella cappella e recitare assieme alle suore il Rosario e chiedere alla loro “Mamma Celeste” di intervenire perché faccia avere loro il necessario per vivere. La Madonna non ritarda mai ad ascoltare le loro suppliche, secondo le belle testimonianze delle suore e specialmente della Superiora della Casa, e mandare le persone giuste al momento opportuno.

       Qui in questa meravigliosa casa, ogni anno si radunano più di 100 giovani, ragazzi della casa e non. A loro tengo un “Corso per i giovani con diversi temi che li possano aiutare nella loro crescita morale e spirituale. I temi (spirituali, morali) vengono scelti secondo le loro esigenze maturate durante le lezioni nelle scuole, dove come professoresse hanno anche delle suore della stessa casa.

       E’ molto bello che alla fine del corso siano tutti invitati a lasciare scritto la loro testimonianza di crescita durante il Corso. Sono delle testimonianze bellissime e commoventi.

       Anche quest’anno come ogni anno, quando devo lasciare questa, Casa quasi mi vengono le lacrime, perché devo lasciare questi meravigliosi bambini che con le loro voci mi riempiono il cuore di gioia e tenerezza. Mi fanno diventare bambino come loro, quando durante la giornata li incontro sui grandi corridoi e loro mi vengono incontro con grande semplicità, per ricevere la mia benedizione e per baciarmi l’anello come è consuetudine in questo paese e come rimangono contenti!

       Poi mi manca la loro gioia della domenica, quando tutti, vestiti a festa vengono in Chiesa per la loro Messa domenicale delle ore 09.00, durante la quale loro animano la stessa Celebrazione con i canti e durante l’omelia mi rispondono alle domande che io faccio loro, si tratta, infatti, di un’omelia dialogata tra me e i bambini.

        Come è bello stare in mezzo a loro e imparare da loro la fiducia nel Signore ed essere sempre contenti come loro lo sono per tutto quel poco che hanno e ricevono. Se qualcuno mi domanda che cosa mi manchi della Romania, io rispondo sempre: “i Bambini”. Quanto veramente mi manca tutto ciò! Ma ho nel cuore la speranza di poterli rivedere ed abbracciarli ancora anche il prossimo anno, per il mio periodo di vacanza.

Mons. Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia