Buona Pasqua a tutti!

       Desidero augurare, con tutta la mia anima, Buona Pasqua a quanti leggeranno questo mio articolo sul mio sito ed anche a quanti non potranno, per tanti motivi, leggere questi miei cordialissimi auguri.

       Carissimi, Pasqua è una festa di gioia, anche, di questi tempi di crisi attraversati in tutto il mondo, anche se, questo fatto, forse, potrà oscurare in qualche modo, di esprimere l’intera gioia come desidereremmo, però, se ci lasciamo plasmare dal Signore, la vera gioia niente e nessuno ce la può togliere, così come diciamo in una canzone “la vera gioia viene dal Signore”.

       Dunque, nulla ci ostacola esprimere questa gioia che c’è nel nostro cuore, manifestando reciprocamentetutto questo.

       Alcuni di voi ricorderanno come un tempo, per esprimere questa gioia non fosse necessario scambiarsi tanti doni. Era un giorno in cui tutti i campanili di tutte le città ed anche dei piccoli paesi, scioglievano le campane, come allora si diceva, ed esse suonavano a gloria.

       Come era bella la Pasqua di allora! Tutti si davano la mano oppure si abbracciavano dicendo: oggi è Festa, è una grande Festa perché Gesù è risorto!

       I sacerdoti delle nostre Parrocchie, durante l’omelia del Vangelo, parlavano come parlano anche oggi, della Resurrezione di Cristo e quasi tutti, quel giorno, non mancavano alla Messa più importante che veniva celebrata. Dopo avere partecipato alla Celebrazione si tornava a casa, dove la Pasqua si faceva in famiglia. Ci si sedeva a tavola e quel giorno tutti i commensali si scambiavano gli auguri di Pasqua rompendo un uovo, ma non l’uovo di cioccolato (allora pochissimi potevano permettersi di averlo), era un vero uovo di gallina e si faceva a gara per vedere chi ne rompesse di più. Il simbolo di quell’uovo rotto per molti di noi era molteplice e, comunque, quell’uovo, tra l’altro aveva il significato che da quella rottura sarebbe dovuto nascere una nuova vita, così come dall’uovo nasce il piccolo pulcino. La qaulcosa fa pensare al sepolcro vuoto di Gesù, dal quale è nato una nuova vita (la Resurrezione).

      Ed ora, parlando di come si deve celebrare veramente la Pasqua del Signore, si potrebbe dire che, nella sua complessità, il culto cristiano non è niente altro che una ininterrotta celebrazione della Pasqua: il sole che non smette mai di sollevarsi sulla terra, (Cristo è il nostro vero sole), trascinando dietro a sé una lunga scia di celebrazioni liturgiche, in cui predomina raggiante l’Eucarestia del Signore e ogni Celebrazione della Messa, altro non è che un prolungamento della Pasqua.

      Pasqua, infatti, ci ricorda l’ultima Pasqua di Gesù, che preannunciava la sua morte e nello stesso tempo, la sua Resurrezione.

       La Pasqua annuale che noi aspettiamo e non cessiamo mai di attendere, ci fa provare senza un attimo di sosta lo stesso sentimento tipico dei primi cristiani, quando esclamavano rivolti al passato: “Il Signore è veramente risorto” ,e, rivolti al futuro dicevano: “Vieni Signore Gesù”! “Vieni presto!”.

      Ragion per cui, in ultima analisi, il cristianesimo non è affatto una semplice dottrina; in realtà si tratta di un fatto, di un avvenimento non avvenuto soltanto nel passato, ma che si ripete continuamente. Ecco perché Pasqua, per noi credenti, è ogni giorno ed è orientata più al futuro che al passato.

      In questo consiste il suo mistero, mistero di fede, in quanto viene affermato che oggi diventa nostra l’azione che un Altro ha compiuto in un tempo tanto lontano da noi, i frutti del quale noi li avremmo visti molto più tardi, cioè anche oggi.

      Cristo, infatti, è morto per noi, non tanto per dispensarci dal morire fisicamente, quanto piuttosto per metterci in grado di morire efficacemente: di morire, cioè, come dice San Paolo, piuttosto all’uomo vecchio, per renderci in grado di poter rivivere nell’uomo nuovo. In tutto questo, c’è un chiarissimo riferimento alla Pasqua, durante la quale Cristo muore all’uomo vecchio per riprendere un corpo nuovo, luminoso e sfolgorante, come apparve ad alcuni apostoli sul monte Tabor, dove Egli si trasfigurò.

       Ecco il vero significato della Pasqua!

        La Pasqua è il Cristo che un dapprima è morto e poi è risorto, dando a noi la possibilità di morire né più e né meno come è morto Lui, ma che un giorno saremmo risorti come Lui è risorto. Eppure oggi ci sono tanti cristiani che frequentano la Messa ogni domenica, recitano il Credo, in cui tra l’altro è detto: “Credo nella resurrezione della carne e nella vita eterna”, ma che, poi, se vengono interrogati, secondo una statistica recentemente fatta, dicono di dubitarne.

      Così la Pasqua non è per noi una semplice commemorazione; essa, è vero, è una Croce sulla quale è stato appeso Gesù, ma è anche un sepolcro vuoto, quel sepolcro nel quale era stato sepolto il Cristo dopo la sua vera morte. Lo stesso sepolcro vuoto che vide dapprima la Maddalena, la quale subito andò ad annunziarlo agli Apostoli e, prima di tutti gli altri, a Pietro e Giovanni. Poiché Maria Maddalena aveva raccontato loro tutto quello che ella aveva visto, i due corsero subito a verificare di persona quanto la Maddalena aveva detto.

       Il giorno di Pasqua, quindi, deve essere un giorno di gioia per tutti noi che facciamo parte della Chiesa, cioè del suo Corpo, il cui Capo non è più adagiato nel sepolcro, ma si è risollevato per vivere un’altra vita, una vita che non muore, cioè un vita eterna. Proprio a motivo di ciò, nel Cimitero di Civitavecchia dove sono sepolti il mio caro Papà e la mia cara Mamma, ho preferito fare incidere sulla loro tomba queste brevissime parole. “Ed ora viviamo per sempre”.

       Tutto il mistero che, al dire dell’apostolo Paolo, Dio aveva riservato per gli ultimi tempi, cioè i nostri tempi, consiste in questa morte con il Cristo ed in questa risurrezione con Lui; morte e risurrezione che, se si vuole sono un’unica identica realtà, perché in effetti per noi credenti il morire non è morire per sempre, ma è un morire per risorgere.

       Noi siamo veramente convinti di tutto questo? Riusciamo a manifestare a tutti la nostra gioia? Quale sono i segni della nostra gioia, che illuminano non soltanto il nostro volto, ma tutta la nostra vita? Sono tutte domande che il carissimo Don Primo Mazzolari si poneva nel suo scritto dal titolo “La Pasqua”.

      “I segni della Pasqua del Signore li possono vedere anche coloro che non credono: ma i segni della nostra Pasqua dove sono ? Perché essi appaiano e ognuno li veda, è necessario che i cristiani compiano in se stessi ciò che manca alla passione di Cristo.

     Noi siamo tuttora nella fase del rifiuto: “Allontana da me questo calice”. Quando avremo la forza di aggiungere: “Però non la mia, ma la tua volontà sia fatta”?

      Questa è la prima condizione convalidata dall’esempio del Maestro, la quale può portarci nel giorno che il Signore ha fatto.

      Ogni rifiuto di bere la nostra sorsata di dolore comporta fatalmente la legittimità del soffrire degli altri e dell’aggravamento di esso.

        La mia croce va a cadere sulle spalle di questi e di quelli; e, quando li vedo a terra gravati dal mio carico, ho persino la spudoratezza di incolparli dell’andar male di ogni cosa”.

       Don Primo prosegue ancora con profonde parole. Al sottoscritto, però non resta altro che augurare una Santa Pasqua, nella luce del Signore Risorto, mentre a tutti suggerisco una sola cosa: il giorno di Pasqua nello scambiarvi il saluto dite con profonda convinzione e ad alta voce: “Cristo è risorto!”, mentre l’altro con il quale scambiate il saluto sarebbe bello che rispondesse con le seguenti parole: "Si! E’ veramente risorto!”.

Mons Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia - Tarquinia