Il Carnevale e la Quaresima.

       A nessuno potrebbe venire in mente di affermare che non ci sia molta differenza tra questi due termini.

       Siamo tutti convinti, infatti, come suol dirsi che “a carnevale ogni scherzo vale”; ci si veste con la maschera e si va in giro così truccati per divertimento.

      Ricordo ancora che, quando eravamo piccoli nella mia famiglia (io però ero già entrato in Seminario e, quindi, portavo già una piccola veste nera e un colletto bianco), avendo lasciato a casa una veste nera tutta sgangherata, appesa a un muro, nel periodo di carnevale uno dei miei fratelli, volendo fare uno scherzo ad una persona con un’età avanzata, che abitava nella nostra stessa via, dicendo che era arrivato un prete.

      La donna aprì la porta e si vide davanti un prete il quale le disse queste parole: “sono venuto a portarvi l’Estrema Unzione”, così si chiamava un tempo, invece adesso si chiama l’Unzione degli Infermi. Naturalmente la persona ebbe paura anche perché questo sacramentale lo ricevevano le persone che stavano per morire, invece oggi ha ripreso il vero significato che era al tempo dei primi cristiani, cioè lo ricevono tutti quelli che stanno male e lo desiderano per guarire e crescere nella grazia, dunque rispose: “ma io non debbo morire” e mandò via quella specie di uccello nero che era mio fratello. Evidentemente mio fratello voleva fare uno scherzo, ma per la povera vecchietta fu uno scherzo non gradito e brutto. Ecco che cosa potrebbe accadere nel periodo di Carnevale.

     Quando si avvicinava la quaresima, allora anche le famiglie più vicine alla Chiesa, incominciavano a prepararsi a questo periodo di rigore.

        Precedeva la vera a propria quaresima un periodo di preparazione per la Pasqua, con le famose quarant’ore di adorazione eucaristica, per le quali in famiglia si allestivano dei piccoli vasi con della terra, in cui si mettevano tanti piccoli chicchi di grano per farli germogliare. Tali germogli, una volta cresciuti un po’, si portavano in Chiesa perché fossero messi attorno all’altare, dove si esponeva il Sacramento, per renderlo ancora più bello. Così l’altare veniva arricchito con tutti questi germogli di grano che era anche segno di nuova vita, alla quale dobbiamo arrivare tutti.

       Quanto era bello l’altare attorniato da tanti germogli di grano! Tutte le famiglie della parrocchia godevano per avere contribuito ad abbellire l’altare. Oggi, invece tutte le tradizioni sono state dimenticate ed è veramente male che sia andata così. Che si vuole? come dice il proverbio, ogni tempo ha le sue stagioni.

       Quel grano, però, aveva un profondo significato: anzitutto quel chicco di grano rappresentava la morte e la resurrezione di Gesù, come Egli stesso dice di se stesso e di tutti noi: “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv. 12, 24).

        Per Gesù significava che sarebbe morto sulla croce e poi risorgere, mentre per noi significa che, se vogliamo meritare un premio nell’eternità, dobbiamo continuamente morire al peccato, per poter risorgere ad una vita nuova e portare frutto, né più e né meno come lo avrebbe portato il Figlio di Dio sulla terra.

     Oggi tra Carnevale e Quaresima quasi non c’è più alcuna differenza; si dice anzi, che tutto l’anno sia carnevale, specialmente per i ragazzi che frequentano le discoteche di giorno e di notte, senza che neppure i propri genitori si preoccupino più di tanto; nelle discoteche, infatti, non soltanto si balla, si rimane abbagliati dalle cosiddette luci psicodeliche, ma con la scusante di bere un po’ di birra, si consumano droghe leggere e pesanti, fino ad arrivare, si fa per dire, a commettere qualche carnevalata, cioè a vendicarsi di qualche compagna o di qualche compagno in mille modi.

     Verso la fine di tutto questo, mi sembra interessante poter riportare, alla fine di fare un confronto tra il carnevale e la Quaresima, un piccolo episodio raccontato da una nonna. Questa nonna aveva una nipotina, di nome Angela, la quale, fin da bambina aveva incominciato a stare molto male in salute, avendo, purtroppo, una malattia inguaribile.

        Questa bambina, prevedendo la sua morte imminente, ma, avendo ormai compiuti i sei anni, chiese di poter mangiare per la prima volta Gesù, cioè di fare la prima Comunione; ma, essendo il periodo in cui gli altri bambini festeggiano il carnevale buttando a destra e a manca coriandoli ed altro, vestendosi nel volto con una piccola maschera, ella domandò alla propria mamma ed anche alla nonna di poter indossare anche lei una piccola maschera, dicendo: “domani gli altri miei compagnetti festeggiano il carnevale, anche io lo voglio festeggiare, però, poiché domani farò la prima Comunione e poiché mi chiamo Angela, mi vestirete come un angelo, cioè mi metterete la vestina bianca con le ali attaccate al collo”. L’indomani, il desiderio della bambina fu esaudito: ricevette la prima Comunione, e poco dopo, come un angelo volò verso il Cielo.

       Domandiamoci tutti: non è stato questo un bel carnevale? Non é una favola che io ho raccontato, ma una vera storia, perché credo che di questa bambina abbiano già introdotto il processo di beatificazione e di canonizzazione, poiché già tanta gente afferma di aver ottenuto tante grazie, invocando il nome della piccola Angela.

       Questo sì che è stato un bel carnevale: è il carnevale più bello che anche noi potremmo imitare con la purezza dei nostri desideri!

        Riusciremo ad imitare questo genere di carnevale oppure anche noi siamo tentati di fare come fanno tutti gli altri?

       Lo dico specialmente ai più giovani che leggeranno questo mio breve articolo: non lasciamoci vincere dal “così fan tutti”, ma ragioniamo piuttosto con il nostro cervello e non con il cervello degli altri, il quale potrebbe essere troppo piccolo e non adatto a noi. Pensiamoci un po’!

        Tra non molti giorni entriamo nel vero e proprio periodo di Quaresima, periodo Santo e di grazia, periodo di penitenza e digiuno.

        Cerchiamo, allora, di cambiare facendo delle piccole rinunzie, non tanto nel mangiare, quanto nel rinunciare alle cose che ci costano di più (guardare di meno la televisione, rinunciare alle sigarette, cercare di amare di più il nostro prossimo pensando a tutti quelli che non hanno un tetto e niente da mangiare, ecc…) per poter arrivare al giorno della Resurrezione di Gesù, diversi da come eravamo prima, rinnovati nello Spirito, con un nuovo slancio di affrontare la vita che ogni giorno ci mette alla prova.

         Buon cammino di rinnovamento!

Mons Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia - Tarquinia