Il mio primo Natale.

       Prima di parlare del mio primo Natale, anzitutto vorrei augurare a quanti leggeranno questo mio scritto e a tutti, che il prossimo Natale sia veramente un Natale di pace e di concordia fraterna; altrettanto vorrei poter dire per il prossimo Anno 2014.

       E’ evidente che del mio primo Natale, io possa parlare soltanto in base a quanto abbia appreso da mia Mamma; è stata lei, infatti, a raccontarmi quanto adesso sto per scrivere. Il sottoscritto aveva, allora, appena un anno e, pertanto, quanto racconto non è di mia conoscenza diretta.

      Quando avevo tre anni, Mamma mi ha raccontato che, trovandoci a vivere in una baracca fatta con il legno più sgangherato che, in quel periodo usavano i falegnami (Parghelia, un piccolo paese di Calabria, dove io sono nato, era stato completamente distrutto dal terremoto del 1908), ella stessa aveva cominciato a fare un piccolo presepe, come si usava fare in tutte le famiglie, almeno allora, ma come si dovrebbe fare ancora oggi.

       Anche se la baracca in cui noi si viveva avrebbe potuto considerarsi un presepe naturale, Mamma, però, ha voluto fare un piccolo presepe con la carta catramata, con tanti piccoli fiori sulle colline e con tanti piccoli pastori fatti con il legno da mio zio Alessio; poi aveva fatto anche una piccola grotta, con dentro una capanna dove c’erano il bue e un piccolo asino. In mezzo a questi due animali una piccola culla, in cui era stato deposto un bambino piccolissimo, al cui lato vi era una bellissima ragazza che lo guardava come se lo contemplasse, ma dall’altro lato non c’era Giuseppe.

      Secondo quanto mi ha raccontato Mamma, io ancora piccolo bambino di appena un anno di età, ma in grado di capire, le chiedevo sempre: Mamma, e perché manca Giuseppe?

       Mamma mi rispondeva sempre: aspetta un po’ e vedrai che lo metteremo!

       In effetti mia Mamma, la quale si chiamava Elisabetta, per tutto il mio primo anno di vita non lo avrebbe messo; fu messo nel piccolo presepe soltanto alla fine del mio secondo anno e cioè quando mio papà fece ritorno dagli Stati Uniti d’America, dove si era recato per la prima volta quasi subito dopo la prima grande guerra mondiale. Nel 1929 aveva fatto ritorno proprio perché avrebbe dovuto sposarsi con mia mamma; una volta sposatosi, neppure rendendosi conto che io nel frattempo ero stato concepito, fece ritorno in America, ma rimase troppo poco a causa della grande crisi, che quell’anno aveva colpito non soltanto gli Stati Uniti, ma anche la stessa Italia e tanti altri Paesi d’Europa, con riflessi in tutte le varie zone delle Americhe e di numerosi Paesi asiatici e degli altri Continenti.

       Soltanto nel piccolo presepe che Mamma aveva rifatto nel mese di dicembre all’età di quasi due anni, Mamma Elisabetta mi disse:"adesso vedrai che metteremo Giuseppe accanto a Maria, tutti e due rivolti verso Gesù Bambino". Come si può facilmente intuire, l’episodio narratomi da mamma è molto emblematico: ella voleva farmi capire che, senza papà Francesco (in dialetto calabrese "Ciccio"), non ci sarebbe stata una vera famiglia.

       E’ questa una grande lezione che ella aveva voluto farmi comprendere: "senza il papà non ci sarebbe stata una vera famiglia, come quella che c’era nella piccola grotta dove era sita la culla di Gesù Bambino".

       Il guaio o meglio la cosa meno simpatica è che io, per un certo periodo, non volevo riconoscere mio papà come il mio vero mio padre, perché durante l’assenza di mio padre, mi ero talmente affezionato a mio zio Alessio, fratello di mia mamma, tanto che io rispondevo sempre a mamma: "no! Mamma, il mio papà si chiama Alessio".

     Poi, lentamente mi sarei convinto che zio Alessio non era mio padre, ma che il mio vero papà era papà Francesco.

      Ricordo ancora che Mamma, davanti alla culla di Gesù Bambino mi cantava le più belle "ninna-nanne" (Mamma aveva una voce bellissima, che ancora mi è rimasta impressa, anche perché ella cantava una dolce "ninna-nanna", fin da quando mi portava in grembo).

       E anche oggi, dopo tanti anni, quando sento cantare quel dolce canto ("Dormi non piangere! Gesù diletto"), mi sembra di sognare: sogno mia Mamma che ancora addolcisce il mio sonno con quella bellissima "ninna nanna". E, poi, mi disse: quando sei nella tua culla, prima di dormire, dopo aver recitato l’Angelo custode, non domandare mai a Gesù Bambino che ti mandi i giocattoli o le caramelle, ma domanda piuttosto che ti mandi un fratellino o meglio ancora una sorellina.

       Quella mia preghiera in effetti fu esaudita, perché, dopo circa tre anni da quando io ero nato, è nata mia sorella Grazia, alla quale le aveva aggiunto il nome di Maria. Soltanto io mi sarei chiamato con il solo nome di Girolamo (Mamma mi chiamava "Mino"), perché mio nonno, del quale porto il nome, non volle che aggiungesse Maria.

       Quasi tutti gli altri miei fratelli (Andrea Immacolata Maria, Anselmo Maria, Egidio Pio) portano in aggiunta il nome Maria. Addirittura una mia sorellina morta quasi subito dopo la nascita si chiamava soltanto Maria. Poi sono morti dapprima un fratellino che si chiamava Daniele, le due gemelline, alle quali mamma aveva dato il nome di Irene e Violetta; ma questi sono tutti andati subito in Cielo e ad esse ella aveva aggiunto sempre il nome di Maria.

      Questa è la vera storia del mio primo Natale, che forse ho voluto raccontare a tutti i lettori di questo sito, per la prima volta e che, per la prima volta, tutti potranno conoscere, almeno me lo auguro.

      Con un rinnovato auspicio di un "Buon Natale" per tutti, ai quali rivolgo un mio pressante invito: che a Natale non manchi mai un piccolo presepe in ogni famiglia, anche se oggi si preferisce fare l’albero di Natale con tante luminarie e con tante palline illuminate. Grazie di cuore a tutti e ancora: "Buon Natale"!








Preghiera a Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino,
vorrei sempre pregarti
di essere a me vicino.

Scendesti in mezzo a noi
in una notte buia,
ma senza di te,
ancor più buio è il mio cuor.

Ed invece con te
tutto sarà più chiaro.

Come la stella ai Magi, ti prego
rischiara anche il mio cammino!

       Anch’io vorrei incontrarti,
       nel mio cuore vorrei che Tu nascessi.

       Non so che cosa doverTi dire,
       perché sono tante le cose che vorrei elencarti,
       penso però, che Mamma tua sarà tanto felice
       del mio incontro con te
       e questo mi basta.

       Ella mia suggerirà
       quel che il suo cuore vorrà.

       E anch’io con quelle sue parole
       che dolcemente ascolterò,
       felice resterò.

       Con i miei stessi occhi
       io ti contemplerò e ti adorerò.

       E con la tua dolce Mamma
       la ninna nanna a te canterò.

Mons Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia - Tarquinia