Ha pianto nelle mie mani - Intervista.

      Intervista concessa da Mons. Grillo a Don Enzo Gabrieli, Direttore del Settimanale di Informazione dell’Arcidiocesi di Cosenza Bisignano "Parola di Vita" e già pubblicata sullo stesso Settimanale, il 9 maggio 2013 a pag 11:

       Né nelle nostre intenzioni né in quelle di Monsignor Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia, c’è l’intenzione di anticipare o superare il giudizio della Chiesa sui fatti avvenuti nella cittadina laziale nel febbraio 1995.

       Lo facciamo per cogliere il messaggio delle tante lacrimazioni, vere o presunte, dei simulacri della Vergine.

       Le lacrime sono "un segno di condivisione" di gioia o di dolore, portatrici di un messaggio profondo.

       I volti delle madri sono spesso rigati dalle lacrime che nel silenzio scorrono per il profondo amore per i figli.

       Ne abbiamo parlato con monsignor Grillo, calabrese di Tropea, che ci ha accolti nella sua abitazione romana nei pressi della "casa della Madre", la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.

      Non senza qualche nostra reticenza abbiamo chiesto al presule di parlarci dell’accaduto. Non vogliamo certamente accendere riflettori o magari dare un pur minimo fastidio a chi si sta occupando di tale fenomeno.

       Siamo nel mese mariano e per questo dopo aver letto quanto pubblicato, ci siamo recati da un testimone diretto per dargli la parola nell’ambito di quanto gli è consentito di poter raccontare.

       Monsignor Grillo ci accoglie con una grande amabilità, senza resistenze, ha capito le nostre intenzioni.

       Il 2 febbraio del 1995 la piccola Jessica Gregori attirando l’attenzione del suo papà indicò che la statuina collocata in giardino lacrimava sangue. Una statuina regalata alla famiglia da Don Pablo Martin, parroco del luogo. Fu lui ad informare il giorno successivo, per iscritto, il Vescovo Grillo.

            1. E’ vero che inizialmente c’è stato un suo scetticismo a proposito della lacrimazione della statuina della Madonna di Civitavecchia?

       Sì, inizialmente c’è stato un vero e proprio scetticismo a proposito della statuina che avrebbe pianto. Anzi, come si può leggere nel mio libro, avevo dato disposizioni ben precise: è necessario distruggere la statuina. Ma la famiglia Gregori, invece di distruggerla, l’aveva nascosta. Saputa la cosa, da parte mia non mi restava altro che sequestrarla, ed è quello che poi ho fatto.

              2. Ci può raccontare brevemente l’episodio della lacrimazione avvenuta alla sua presenza, tra le sue mani?

      La sera precedente la lacrimazione, avevo ricevuto una telefonata dall’esorcista Don Amorth, in cui questi mi domandava perché mai io non credessi. La telefonata era piuttosto allarmante, perché, realmente egli, avendo ricevuto una confidenza da un’anima diretta da lui stesso spiritualmente (una fiorentina), secondo la quale quando una piccola statua avrebbe pianto lacrime di sangue a Civitavecchia, questo sarebbe stata un preavviso per l’Italia, e cioè che in Italia ci sarebbe stato una guerra civile, perché le Brigate Rosse avrebbero ucciso un’importante personalità politica.

      Io naturalmente non ho creduto, anche perché ormai le B.R. non c’erano più. Mia sorella Grazia, invece, avendo ascoltato la telefonata (avevo messo il telefono a viva voce, perché potesse ascoltare pure lei), ha creduto subito

       La mattina successiva, però (era il 15 marzo del 1995), mentre facevamo la colazione, ella mi domandò: fratello, tu sei riuscito a dormire questa notte? Ed io le risposi: e perché no? Lei, però, mi disse: io purtroppo non sono riuscita a dormire, pensando alla telefonata di Don Amorth, e continua dicendo: vedi fratello, io non ritorno a Roma, dove ella ormai risiedeva (prima abitava con me), se tu non mi fai pregare davanti a quella statuina. Io, allora, quasi per accontentarla, le risposi: va bene, andiamo a pregare, tanto pregare non nuoce.

      Quindi abbiamo chiesto alla suora romena, nella cui stanza avevo riposto la Madonnina (era chiusa in un armadio) di potervi accedere e la suora mi consegna la Madonnina che stava messa in un cestino, dove avevo messo del cotone perché non si rompesse e ci mettiamo a pregare. Eravamo quattro persone; alla mia destra c’era la suora, alla mia sinistra mio cognato e mia sorella. Ad un tratto mio cognato, mi dà una spinta con l’avambraccio dicendomi: non vedi che sta rimpiangendo la Madonnina?Fu allora che io, incredulo, cominciai a vacillare, diventando, secondo mia sorella, più bianco della neve.

       Mia sorella, gridando aiuto, inavvertitamente, con il dito ha toccato quel sangue, che lentamente si prosciugava( questo lo può attestare l’altra suora, la quale pur non credendo è subito intervenuta ad assistere al fenomeno).

       Di tutto questo, è stato testimone anche il Primario Cardiologo dell’Ospedale Civile di Civitavecchia, il quale era venuto a soccorrermi perché mi ero sentito male.

              3. Quale il messaggio di Civitavecchia? Ci furono anche dei segreti?

       E’ difficile rispondere a questa domanda e cioè quale sia il messaggio che la Madonna aveva voluto inviarci, perché come vediamo nel mondo ci sono tanti mali da riparare. Quanto ai segreti, se è vero: ci furono tre segreti, come si può leggere nel mio libro e che in seguito si sono verificati.

       Le lacrime di sangue sono un messaggio di non facile comprensione. Ricordo che quando il Beato Giovanni Paolo II alla fine della cena volle venerare la statuina si soffermò su alcuni pensieri di Hans Urs Von Balthasar secondo il quale Maria non è una persona privata ed è quindi la più disponibile a mostrare al mondo la realtà della Chiesa, apparendo sempre con un rosario in mano in quanto intermediaria di suo Figlio. Lei parla a nome del Figlio. Ella pertanto, nell’epoca mediata da noi vissuta, potrebbe essere definita la vera comunicatrice di quanto ricevuto da Dio. L’emittente è sempre Dio, mentre noi siamo i riceventi con il compito di trasmettere agli altri quel che giunge fino a noi.

             4. E’ nota la prudenza della Chiesa quando si verificano questi episodi. Possiamo spiegare cosa significa "non costat de supernaturalitate" riguardo agli accadimenti della lacrimazione?

       Quanto al "non costat di supernaturalitate", per comprendere tale espressione bisogna anzitutto fare riferimento al sopranaturale.

       Con questo termine si vuole indicare tutto ciò che trascende la natura creata nell’ordine dell’essere o dell’agire. In questo senso, sopranaturale, dal punto di vista intrinseco, originario e assoluto è soltanto Dio-Trinità. Ma, per sua bontà, è sopranaturale anche quanto Egli concede all’uomo al di sopra di ciò che gli è dovuto in forza della sua costituzione naturale, per rendere l’uomo partecipe della sua stessa vita.

      I teologi ci dicono che questo dono può riguardare sia il piano operativo dell’agire sia quello ontologico, cioè dell’essere.

       Nel primo caso viene comunicato per via intellettiva, mediante le rivelazioni, le visioni, le apparizioni o altri segni esterni, come accaduto a Civitavecchia ed anche altrove, secondo quanto già detto in tutto il mio scritto.Nel secondo per via di comunicazione accidentale alla natura mediante le grazia santificante.

       La Chiesa, come abbiamo già lungamente sottolineato, guarda con molta attenzione al primo aspetto, prima di pronunciarsi in merito. Ed è giusto che sia così: occorre, infatti, valutare ogni cosa sapientemente con molta cautela, pazienza ed attesa.

              5. Una posizione quindi di attesa?

       Tale posizione attendista o interlocutoria viene espressa con la dizione "Non costat de supernaturalitate", con la quale la Chiesa non esclude che le evoluzioni verso la sopranaturalità del fenomeno accaduto potrebbero sopravvenire.

      Ecco perché essa guarda con molta attenzione, come abbiamo dimostrato, ai frutti che da esso derivano nel corso del tempo; è abbastanza conosciuta, infatti, la ben nota massima: dai frutti, conoscerete se l’albero è buono o non buono. Si tenga presente anche il consiglio di Gamaliele, contenuto negli Atti degli Apostoli (cfr. At 5,38-39). Questi, citando alcuni casi del passato, dimostra che le opere di origine umana si distruggono da sole. Perché, allora, egli dice mettersi nel pericolo di trovarsi "a combattere contro Dio" (At 39)?

      Sappiamo, poi, che nel caso in cui, invece, si fosse convinti della soprannaturalità dell’evento, la Chiesa usa un’altra espressione e cioè: "constat de non sopranaturalitate" e la questione, in questa ipotesi, è chiusa negativamente. Noi, pertanto, speranzosi, restiamo nella paziente attesa, senza mai precorrere i tempi e sempre con la necessaria obbedienza, di ascoltare dalla Chiesa un definitivo: "constat de supernaturalitate" per quanto riguarda la Madonnina di Civitavecchia.

              6. La Chiesa sta ancora studiando il fenomeno o è stato dato un giudizio definitivo?

       La Chiesa è sempre prudente, resta in attesa, anche per evitare che i non credenti si burlino di noi, dicendo che siamo dei creduloni.

       Come si può leggere nel mio libro, con lettera dell’allora Card. Ratzingher, sono permesse le visite dei pellegrini, al fine di indirizzare questi ultimi ad una sana devozione alla Madonna, cioè ad un devozione cristocentrica.

Don Enzo Gabrieli, Direttore del Settimanale di Informazione dell'Arcidiocesi di Cosenza "Parola di Vita".