Anno della Fede: Maria, figura della Chiesa

       Il mese di ottobre solitamente è dedicato alla Madonna, ma nel contempo, con questo mese di ottobre viene proclamato l’inizio dell’Anno della Fede, espressamente voluto dal Papa Benedetto XVI.

       Niente di meglio per sottolineare come l’Anno della Fede possa essere considerato alla luce di Maria, in quanto nessuno più di Lei è stata una Donna di Fede, anzi Maria, in quanto tale, può essere definita figura della Chiesa.

       Anzi, proprio per questo, Maria, nella Chiesa in cammino nel corso dei secoli, è stata sempre ritenuta come la prima delle creature e la prima delle seguaci di Cristo suo Figlio. Ella, infatti, ci ha sempre indicato il Cristo in tutta l’ampiezza del suo mistero.

        Poiché l’appellativo essenziale di Maria nel Nuovo Testamento è "Madre di Gesù", Ella proprio a questo titolo si inserisce nella storia della salvezza. I Padri della Chiesa ce lo ripetono abbondantemente: Maria ha concepito Gesù nella fede, prima di concepirlo nella carne.

       In forza di questo concepimento nella fede, Ella ha insegnato al piccolo Gesù la fede del suo popolo. L’attaccamento di Maria a suo Figlio, quindi, è anzitutto un’adesione di fede.

       Maria è stata la prima a credere nel Salvatore, perché è stata la prima creatura a cui Dio ha annunciato la venuta di suo Figlio in questo mondo. Per aderire alla proposta dell’Angelo, la Vergine di Nazaret doveva credervi, cioè avrebbe dovuto compiere quell’atto di confidenza in Dio che si esprime con la fede e nella fede.

       Che cosa dice Elisabetta, quando ispirata dallo Spirito Santo, incontra Maria? Ella fa l’elogio di Maria, esclamando: "Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore" (Lc. 1,45).

       Avendo vissuto fino in fondo l’itinerario della fede, Maria è divenuta esemplare per tutti noi. Ella ha progredito di stupore in stupore, di scoperta in scoperta, di consenso in consenso. Le prove che Ella ha avuto nel corso della sua vita fino ai piedi della Croce, l’hanno spinta ad abbandonarsi completamente con fiducia a suo Figlio.

        Non dobbiamo pensare, quindi, che Maria abbia avuto la fede fin dall’inizio nella sua pienezza e che non abbia dovuto progredire. La Vergine avrebbe dovuto camminare in una certa oscurità e cercare la luce.

       Gesù davanti a Lei era un bambino sotto gli occhi della mamma; Ella avrebbe dovuto scoprire in lui il Figlio di Dio attraverso la banalità di un’esistenza umana.

        Gli avvenimenti che accadevano nella vita di questo bambino certamente avranno stupito Maria che doveva sforzarsi per scoprirne il senso. Nel Vangelo di Luca, infatti, si dice che Ella qualche volta non comprendeva, ma che conservava i misteri meditandoli nel suo cuore.

       Nella vita pubblica di Gesù, invece, Maria manifesta l’audacia della sua fede chiedendo a suo Figlio il primo miracolo, pur non essendo ancora pervenuta al termine del pellegrinaggio e cioè ai piedi della Croce.

       Rimanendo fino in fondo nella povertà e nella semplicità, Ella avrebbe goduto del favore di Dio e, quando Ella percepirà il segno di Dio, proromperà nel Magnificat, lodando le meraviglie di Dio ed elogiando la condotta propriamente rivoluzionaria di Dio, lasciandosi condurre così dallo stesso Dio.

       Ogni credente può ritrovarsi, pertanto, nella fede di Maria, tanto nei giorni d’oscurità che in quelli di luce. Ella vive con fede la gioiosa attesa dello Spirito, collocandosi a fianco dei discepoli di ogni tempo, invitando continuamente alla conversione.

       Il dramma del Calvario, ha provocato una sofferenza atroce per il cuore materno di Maria e una prova molto forte per la sua fede. Nell’ora delle tenebre, come è stato già detto, Maria ha dovuto restare dritta nella fede e nell’offerta, credere più che mai nel trionfo di suo Figlio, e di fronte alla sconfitta totale rimanere convinta della vittoria finale del Salvatore.

       Nell’ora della morte di suo Figlio ha dovuto certamente fare uno sforzo per credere alla resurrezione predetta da Gesù.

       La personalità e l’opera di Cristo sono state, quindi, un vero mistero per Maria, soprattutto in ordine allo sforzo da Lei compiuto per rinsaldarsi nella fede.

       La Vergine traccia così il cammino che ciascuno di noi deve compiere nel campo della fede. Maria ha dovuto sforzarsi e lottare per la fede; nessuno di noi, pertanto, deve stupirsi se la propria fede richieda uno sforzo di progressiva penetrazione per comprendere e di lotta per mantenere la fede.

       Sulla via aperta in tal modo, la Chiesa, meditando come Maria nel suo cuore, ha saputo scoprire nuove armonie concernenti la fede. Si può dire, infatti, che ancora di recente, la Chiesa abbia definito l’Immacolata Concezione (1854) e l’Assunzione di Maria (1950).

       La definizione dell’Immacolata Concezione dipende evidentemente da una teologia del peccato originale. "Maria fu preservata, fin dal primo istante della sua concezione, dalla macchia del peccato originale, per un privilegio unico della grazia divina, a motivo dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore dell’umanità". Si tratta di un testo del 1854, in cui si enuncia questa verità prima: Maria, per pura grazia, non è venuta al mondo sotto il segno del rifiuto di Dio. Il male non ha potuto prevalere sul Dio che aveva deciso la salvezza dell’umanità. Questa verità di fede venne definita in ordine alla salvezza. Maria non è stata altro che il "sì" rivolto al Signore.

       Fin dagli antichi simboli e mediante la riflessione dei Padri della Chiesa e della successiva teologia, la Chiesa ha sempre sostenuto la nascita verginale di Gesù, nato da Maria, "madre sempre vergine". Tutto questo è stato espresso come appartenente al dato essenziale della fede, come si può leggere nella Lumen gentium, n.57. La verginità di Maria, in altri termini, ha voluto mostrare come Dio abbia salvato l’uomo non con i mezzi ordinari di questo mondo, la ricchezza, la potenza, la sessualità, ma con mezzi poveri e deboli.

       Il testo che definisce l’Assunzione, invece, appare più prudente e riservato. "Al termine della sua esistenza terrena, l’Immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria è stata assunta in corpo ed anima nella gloria celeste".Pio XII si astiene qui dal dire che Maria è stata "innalzata al cielo". Non vengono neppure specificati né il luogo né il momento né il modo.

       Si è voluto riconoscere così in Maria qualcosa della condizione del Cristo risorto e in modo molto significativo Pio XII ha proclamato questa definizione non il 15 agosto, come da tutti ci si sarebbe aspettato, ma il primo novembre, festa di tutti i santi, collocando così Maria dalla parte dell’umanità salvata da suo Figlio.

       Maria rimane appunto una creatura, annunciando a tutti gli uomini il loro destino. Ecco perché le verità di fede che ci vengono trasmesse dalla Chiesa, obbligano ciascuno di noi a cercare di scoprirne il loro valore nella propria esistenza.

       Le verità di fede, quindi, devono essere studiate da ciascuno di noi per approfondirne il senso e per resistere alle tentazioni di dubbio. Deve soprattutto riconoscere il suo Dio nell’immagine evangelica di Cristo.

       L’esempio di Maria fa comprendere al cristiano di oggi la necessità dello sviluppo della sua cultura religiosa, e il bisogno di uno sforzo personale di riflessione sulla dottrina a cui aderisce. La fede, infatti, non deve mai cessare di essere in cammino e sempre in pellegrinaggio.

       Ora riusciamo a comprendere perché Maria sia figura della Chiesa. Alla pietà cattolica e anche ortodossa, infatti, piace scoprire in Maria la figura della Chiesa. Abbiamo, anzi, dei testi meravigliosi del Vaticano II che confermano la validità di questa intuizione spirituale. Così nella Lumen gentium, n.63 si può leggere quanto segue: "La Madre di Dio è il tipo della Chiesa...nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo".

       Sull’esempio di Maria, la Chiesa è pure vergine e madre: "Diventa pure essa madre per mezzo della parola di Dio accolta nella fede: infatti con la predicazione e il battesimo genera ad una vita nuova ed immortale i figli concepiti per opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è vergine che custodisce integra e pura la fede data allo Sposo e, imitando la Madre del suo Signore, per virtù dello Spirito Santo, serba verginalmente integra la fede, salda la speranza, sincera la carità" (Ib.n.64).

       Maria viene particolarmente celebrata come attestazione del valido fondamento della speranza ecclesiale: poiché già gode della gloria di Dio, "brilla qual segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino"(Ib.,n.68).

       Si può cogliere tutta la vita di Maria come un’eminente parabola della Chiesa. La comunità di Gesù si edifica quando si guarda nello specchio della Vergine.

       La Madre di Gesù pone sulle labbra della Chiesa l’unica parola veramente decisiva: "Qualunque cosa vi dica, fatela" (Gv, 2,5). Maria porta a Gesù e scompare davanti a Lui. Accanto alla parola attiva dell’apostolo, la Chiesa ha pure il dovere di vivere il silenzio meditativo di Maria, portatore di vera fecondità.

       Quando l’umanità diventa altrettanto trasparente, non può che ribaltare dalla parte di Dio. Ed è allora che il mistero dell’uomo e il mistero di Dio si sposano per un’alleanza indefettibile.

Mons Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia - Tarquinia