La VERA STORIA di un doloroso dramma d'amore, opinione di Rosy Assante

        Quest’opera potrebbe sembrare solo una narrazione circostanziata di un’esperienza che ha sconvolto un uomo in maniera tale da considerarla un "dramma", "una tegola caduta in testa", "una croce insopportabile" (p.71). Monsignor Girolamo Grillo, ordinato vescovo dal "papa mariano" Giovanni Paolo II, espone una vicenda che l’ha coinvolto nel 15 marzo 1995, quando una piccola statua della Madonna di Medjugorie pianse tra le sue mani.

        Attingendo ai suoi diari, che cristallizzano lo svolgersi degli eventi e il turbine di emozioni provate, l’autore vuole rendere il lettore partecipe dei propri pensieri e della loro evoluzione; vuole focalizzare l’attenzione sull’approccio al "fenomeno" che gli si presentò e sulla sua percezione oggettiva; poi, attraverso un metodo induttivo e in una prospettiva mariologica, egli propone una chiave ermeneutica dell’esperienza vissuta, ritenuta esperienza del divino e della presenza materna di Maria nella sua vita. Grillo avverte che questo vissuto scuote le sue sicurezze e lo interpella. Così ha inizio una lenta e progressiva apertura a un "mistero d’amore" che sfugge a ogni descrizione, ma che egli percepisce come una «chiamata».

       Si potrebbe definire questo memoriale come un «Viaggio nelle profondità dell’uomo». Il lettore è preso per mano e condotto in un sentiero che mette alla prova il suo modo di concepire l’antropologia e la sua capacità di conoscere la Verità. Egli si trova ad un tratto davanti a una realtà incontrovertibile: ci sono verità che possono essere conosciute con un approccio diverso da quello empiricamente verificabile. Il papa-filosofo Wojtyla ben spiega questa realtà, fornendo la tipologia di approccio al Mistero che, pur rimanendo tale, può essere accettato dall’umana ragione. Dalla retta ragione.

      Ecco dunque emergere una delle trappole per l’uomo: l’estremo razionalismo, che mette i paletti al soprannaturale. Che rende l’uomo uno scettico categorico davanti al Trascendente. "Il mondo ha tentato di uccidere Dio e di eliminare tutti gli aspetti del soprannaturale" (p.96)- osserva amaramente il vescovo. E poi rileva: "L’ateo è vittima di ghirigori razionalistici" (p.65).

        Leggendo altri stralci dei suoi diari, in cui riporta le posizioni di alcuni pastori della Chiesa davanti al fenomeno della lacrimazione, viene da chiedersi: solo gli atei sono succubi di questi inganni? Comunica molto un’accorata preghiera che Grillo fa in un momento di particolare sconforto: "Signore, liberami dal dubbio insito nella mia mente troppo razionalista. Fa luce nelle tenebre del mio orgoglio!" (p.109).

        Si può dunque comprendere il perché nel libro si parli di "doloroso dramma". Un uomo, che si dichiarava scettico davanti a recenti eventi ritenuti "miracolosi" (p.40: "Che brutta storia quelle delle Madonne che piangono. C’è sempre qualche burlone che si prende lo sfizio di imbrattare gli oggetti sacri. Poveri noi, dove siamo capitati!") si trova ad un punto della sua vita a dover fare i conti con una statua che versa lacrime di sangue .

      Leggendo le pagine dell’opera, frutto di un lungo travaglio, si è introdotti in una sorta di «Pedagogia dell’Incontro»: con la propria interiorità, con gli altri, con il mondo, con Dio. L’autore rileva che il suo "non è un racconto; le mie parole invitano alla riflessione, in maniera tale che il lettore di queste pagine si convinca di avere tra le mani [...] qualcosa di misterioso e forse anche di profetico"(p.126).

        Su che cosa vuol far luce il «Vescovo della Madonnina di Civitavecchia» in questo suo viaggio? La vita dell’uomo Girolamo presenta i connotati di una parabola. Il livello interpretativo lo indica il protagonista stesso, come pure le sue finalità. Il metodo parabolico, lo insegna Gesù, introduce gradualmente alla comprensione profonda di una verità. In questo caso si tratta di un processo educativo che dalla vita permette di entrare e accostare al dinamismo del Mistero di Dio. Si segua allora l’itinerario tracciato da Grillo.

       Come si sente un individuo davanti ad un’esperienza che si pone in rapporto così esplicito col Divino e il Trascendente? E, soprattutto, come spiegare questa con i limitati strumenti offerti dal mondo empirico - sperimentale? Come attestare l’attendibilità della propria testimonianza a chi chiede una verifica scientifica? Quest’ultimo potrebbe essere il paradigma dell’uomo di oggi davanti al soprannaturale e al meta-razionale: elimina ciò che non comprende (cf. p.198). C’è chi poi sceglie di avere un approccio fideistico al mistero, avendone in questo modo un’idea distorta della sua essenza. Ma c’è chi invece pone il proprio discernimento critico a livelli e condizioni differenti, in cui riflessione filosofica e teologica s’intrecciano tra loro, pur non mescolandosi.

        Dopo lo sconvolgimento provato in seguito alla manifestazione di un fenomeno apparentemente soprannaturale (prima tappa = meraviglia e destabilizzazione), un uomo scettico e razionalistico si aggrappa alle certezze delle scienze empirico - sperimentali (seconda tappa = verifica della natura e causalità del fenomeno). Queste però si rivelano inadeguate a spiegare l’esperienza realmente vissuta. C’è chi nega la veridicità dell’accaduto. L’uomo ora è solo e sofferente: "Sono solo in questa vicenda" (p.95); "sto soffrendo immensamente con umiliazioni incredibili" (p-93); [...] "la mia più grande sofferenza è quella di essere guardato con sospetto e commiserazione anche da molti miei confratelli" (p.156). La terza tappa (= solitudine ed isolamento) potrebbe essere definita «il vestibolo del viaggio interiore», in cui l’uomo interrogante si pone in dialogo con se stesso e con il centro della sua anima (= quarta tappa).

        La sua ontologica autotrascendenza è messa alla prova e supera l’esame: il discernimento storico e scientifico lasciano spazio ad una differente disposizione interiore. L’evento soprannaturale, si sa, lo può discernere solo chi ha l'esperienza della propria limitatezza ed è aperto al divino, al totalmente Altro: "Non ci si può chiudere a riccio, bisogna aprirsi al Mistero di Dio" (p.75). Grillo, infatti, afferma ad un certo punto del suo itinerario: "I primi a credere alla veridicità dell’evento sono stati i mistici (p.201); [...] tutte le anime belle che hanno una profonda vita interiore e mistica ci credono. A noi razionalistici manca qualcosa. Si tratta di quella mancanza di supplemento d’anima" (pp. 124-125 ). É una denuncia all’uomo d’oggi che corre il pericolo di necrotizzare ciò che Mondin ha chiamato la sua "autotrascendenza metafisica"?

        Fatto sta che l’uomo Girolamo si trova, metaforicamente parlando, in un deserto, cioè un luogo in cui egli è solo con la propria verità interiore. Che lo interpella pressante, non lasciandogli tregua: "Quante notti insonni!" (p 196). Nella Bibbia si legge che il deserto è il luogo in cui Gesù sconfigge il tentatore. In questa vicenda qual è il demone da debellare?

        Ecco dunque sopraggiungere la circolarità ermeneutica di questa parabola che vuole insegnare a guardarsi dentro, nel cuore, e ad interpretare la propria storia/esperienza in un orizzonte diverso da quello puramente razionalistico. "Ogni esperienza, anche la più dolorosa, insegna agli uomini qualche cosa" (cf. p.160). E Grillo sceglie di addentrarsi in un territorio sotto certi versi a lui ancora sconosciuto, poiché non ne ha mai varcato i limiti personalmente. La prima conseguenza della sua nuova disposizione interiore è il prendere ancor più coscienza dei propri limiti umani: "Davanti alla lacrimazione mi sono sentito peccatore", egli afferma (p. 230); poi avverte un bisogno impellente di "purificazione per i tanti sbagli che hanno inondato la sua vita" (p.13).

        L’uomo Girolamo percepisce che sta maturando il suo essere e il suo agire (p. 188: "Maria mi ha concesso il dono del sorriso; questa nuova maniera di presentarmi al mondo dovrà guidare i miei passi"). Cambia il suo modo di relazionarsi non solo con Dio, del quale "riconosce" in Maria il suo volto materno (p.182), ma anche con gli uomini che sono sordi alla Sua voce: (p.198: "È del razionalismo che dobbiamo aver paura, poiché l’uomo razionalista vorrebbe comprendere tutto ciò con la ragione ed eliminare ciò che non capisce").

       La straordinarietà dell’esperienza che sta vivendo gli fa riprogettare la propria esistenza (pp. 121-122 : "Qualcosa dovrà certamente cambiare nella mia vita, soprattutto per quanto concerne la generosità nei confronti dei poveri"; p.189: "è necessario che mi converta, che mi liberi da tutte le cose materiali che mi tengono legato al mondo"). Comprende ancor più profondamente il dono della profezia ( p.186: "Per parlare a nome di Dio, bisogna avere il coraggio di testimoniare sempre la verità, a costo di qualunque prezzo ci sia da pagare. Il profeta paga sempre, ma la verità non manderà mai fuori strada. Un uomo che tace la verità e che nasconde la luce non è un profeta").

        Girolamo ora ha compreso in maniera profonda, tangibile, cosa significhi essere uomo "in ascolto", interrogante, con retto discernimento, denunciatore d’ingiustizie sociali. Dopo aver saggiato le asperità del «deserto», egli è pronto a seguire l’esempio di Maria e si affida alla voce del suo cuore che gli dice di osare. Non può penetrare totalmente nel Mistero ma, pur non volendo svilire con un erroneo uso la sua ragione, lo accetta con grande ed umano tormento. Agli "altri" scettici razionalistici rileva: "Se non si diventa uomini di preghiera, non si riesce ad essere uomini di Dio e a credere nella possibilità di eventi soprannaturali" (p.95).

       Ponendosi in questa linea il vescovo Grillo propone un’ermeneutica concernente le lacrimazioni della Madonnina di Civitavecchia: "Maria manifesta in questo modo il volto materno di Dio e la compassione del Padre per l’umanità (p.182) [...]; il sangue da Lei versato è un atto d’immenso amore per gli uomini; è un segno: un invito alla conversione ed alla penitenza" (p. 87). "Ci si fermi sulla natura di questo segno: pentirsi del male che si fa e ritornare a compiere il bene" (p.92).

       Si preferisce qui non rendere noti gli altri importanti apporti ermeneutici contenuti nell’opera, poiché si vuole preservare al lettore il gusto di scoprirli da solo. Scorrendo le pagine egli sarà catapultato davanti ad un qualcosa di "misterioso e profetico" e dovrà scegliere quale «strumento» utilizzare per sondare i suoi abissi. La «Parabola del doloroso dramma d’amore» insegna che in ogni tempo e in ogni luogo le ontologiche capacità dell’uomo vengono pungolate, quando egli si trova davanti ad un mistero che la sola ragione non può penetrare. Un fenomeno soprannaturale si presenta; sia le impalcature dello scientismo che quelle del fideismo si rivelano deboli ed inaffidabili per analizzare «l’anomala realtà». Il fenomeno non esiste?

        Fiumicino, 6 maggio 2012

Rosy Assante, Dottoressa in Pedagogia e Didattica della Religione