La Calabria che sogno ancora

        Sarà mai il mio un vero e proprio sogno o soltanto una specie di dormiveglia?

       Che personalmente il sottoscritto creda ancora in un sussulto della mia frastagliata, ma tanto amata terra di Cal- abria, lo sta a dimostrare il fatto che alcuni anni addietro, soffermandomi sull’argomento, per controbattere alla tesi di Carlo Levi secondo il quale il cristianesimo non si fosse addentrato al di là della Basilicata, avevo scritto il mio "Cristo non si è fermato ad Eboli".

        I segni di questa presenza cristiana nella terra di Calabria si vedrebbero, infatti, dappertutto: dalle falde del Pollino ed anche lungo il litorale che va da Trebisacce a Taranto, e verso sud, fino alla punta estrema di Capo Spartivento.

        Chi non conosce i tanti reperti dei Monasteri Basiliani? La terra di Calabria ne è più che stracolma di questi segni di un lontano passato, che certamente ha inciso non poco nel cercare di diffondere cultura, la qual cosa è alla base del cristianesimo.

       Basti pensare al famoso "Codex purpureus" di Rossano Calabro. Esso costituisce una reliquia più che preziosa della presenza di S. Nilo a cui si ispira anche l’Abazia di Grottaferrata, nei pressi di Roma.

        E così lentamente, partendo da lontano e cioè dagli anni 300 d. c. con S. Basilio (dottore della Chiesa), il quale scrisse tra l’altro le sue "Grandi regole", sulla vita cenobitica, che gli procurarono il titolo di "legislatore del monachesimo orientale", successivamente diffuse anche in Occidente (Calabria o, se meglio si desidera in tutta la Magna Grecia) si arriva al secondo millennio d. C., cioè a Francesco di Paola.

       Questi uomini hanno certamente lasciato profonde radici culturali. Si tenga conto che la cultura di cui sto dicendo, è una realtà fortemente dinamica, è un organismo che solitamente nasce, si sviluppa e muore.

        Trattandosi però della forma di una società, la sua vita ha una durata maggiore di quella dell’uomo. La storia delle grandi civiltà, come ha dimostrato il grande storico inglese Arold Toymbee, attesta che la vita di una cultura ha la vita di almeno un millennio.

        Possibile mai, allora ci si chiede, che le radici culturali della Calabria non abbiano lasciato i segni? Ecco perché sogno ancora non soltanto un risveglio, ma anche un sussulto di orgoglio che, sia pur con le sue ferite lancinanti, non potrà mai impedire all’intera Regione di rialzarsi e riprendere il cammino già tracciato da lunghi secoli di storia. Una civiltà già fiorita con la "Magna Grecia" per nessuna ragione va ignorata o messa in ombra.

        Ma della mia terra di Calabria, risalente ai tempi della "Magna Grecia" se ne parlerà prossimamente.

       Qualcuno, però, a questo punto, potrebbe rimproverare al sottoscritto di essersi contraddetto a quanto egli scrive nel "Cristo non si è fermato ad Eboli", perché, pur essendo vero quanto viene asserito circa la diffusione culturale che avrebbe avuto inizio nel lontano passato e durata fino ad oggi, la Calabria attenda ancora di risvegliarsi dal profondo letargo in cui è caduta.

        Tutto questo, purtroppo, risponde a verità. Ed allora mi sia consentito di continuare a sognare. Perché no? Come ho già detto, ne riparleremo in seguito.

Mons. Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia