LA VERA STORIA di un doloroso dramma d'amore, opinione di Antonio Di Diego, Docente di filosofia.

        L’ultimo lavoro di Mons. Girolamo Grillo, in una veste editoriale curata ed elegante, suscita, fin da una lettura veloce, qualche interrogativo.

        Perché l’autore ritorna su un evento passato, una vicenda conclusa su cui la stessa chiesa attende che cali il velo dell’oblio e che non ha ritenuto degno di prendere in altra considerazione?

         Che bisogno c’era di scrivere un libro su un evento, registrato e documentato nel suo evolversi cronachistico da inchieste della magistratura, dalle cronache dei media e, tra l’altro, nelle pagine di ben quindici diari, curati dallo stesso mons. Grillo, che si potranno leggere tra una cinquantina di anni? "Questo, infatti, per mia precisa volontà, potrà avvenire soltanto dopo il 2050...", ivi, introduzione pag. 10.

        Mons. Grillo non è un esteta e non è nel suo costume usare la scrittura per evadere dalla realtà. Se ha intrapreso questa fatica, ci deve essere stata una ragione profonda e tocca a noi cercare di conoscerla.

        Certamente la ragione di fondo del lavoro è quella che lo stesso Mons. Grillo proclama fin dall’inizio del suo dire: "Non poche volte mi è stato chiesto perché mai non abbia lasciato finora una mia testimonianza diretta sull'evento che ha contraddistinto, in qualche modo, tutta la mia esistenza…”

        Anche il fine è chiaramente esplicitato: “Sarà questo il mio testamento spirituale: un vero atto d’amore alla celeste Regina che ha voluto coinvolgermi in una storia lunga e, per qualche verso drammatica…”.

        Tuttavia proprio perché Mons. Grillo sente il bisogno di ricostruire i fatti “hic et nunc” con precisione e senza attingere ad “aliene interpretazioni” ci autorizza ad interrogarci sul saggio e capirne le ragioni profonde.

        I motivi, che lo hanno spinto ad intraprendere quest’ultima fatica, sono sostanzialmente due: uno “politico” e l’altro esistenziale.

        I due motivi coesistono e si intrecciano tra di loro, e pure hanno ognuno la propria ragione e specificità.

        Il lavoro parte dalla nota vicenda della lacrimazione di una statuetta della Madonnina di Medjugorje, acquistata da una famiglia di Civitavecchia, diocesi di cui è vescovo Mons. Girolamo Grillo, che non può non essere coinvolto nella vicenda. Mons. Grillo interviene; evita che l’evento assuma una dimensione “politica”, “economica”, “sociale”. Si muove perché resti nelle sue dimensioni originarie, di fenomeno religioso. Mons. Grillo è un sacerdote, un uomo di profonda fede, tra l’altro educato e formato da un mistico come Don Mottola, col cui movimento delle “oblate” lui è sempre stato in contatto; e, tuttavia, è anche un uomo colto, che si è formato in contatto con la diplomazia vaticana; è un vescovo, un uomo abituato a governare la chiesa nelle sue dimensioni territoriali; è un vescovo di “belle speranze”: la sua chiamata a dirigere il vescovado di Civitavecchia-Tarquinia, lo porta ad essere fisicamente (solo fisicamente?) vicino a quella gerarchia vaticana, al cui contatto si è formato.

        Tutto questo spiega la linea che Mons. Grillo tiene nel gestire la vicenda, che, con estrema sincerità, svela: la prudenza.

        Prudenza è nutrire dubbi; prudenza è “farsi guidare dalla ragione”; prudenza è soppesare a lungo le varie op- zioni che si presentano; prudenza è avere una fede vigile che si coniuga con la conoscenza. E lui si muove con prudenza.

        Dice esplicitamente: “di Madonne che piangono, sono piene le cronache della Chiesa” e segue le indagini, si tie- ne in contatto con i suoi superiori, con il Segretario del Papa, si fa promotore di una commissione di esperti, quella dei “mariologi”, che esaminino il caso e lo possano aiutare nella gestione della vicenda.

        A volte la sua prudenza è tanta, che non riesce a nascondere il suo scetticismo. E tuttavia, la sua prudenza non può tenerlo lontano dalla “prova” che lo aspetta.

        La Madonnina è custodita in una cesta nella sua abitazione; la sorella, che è andato a trovarlo, gli chiede di ve- derLa e di pregare davanti alla statuina; lui acconsente e alla presenza del cognato, della sorella, e di una delle suore romene, che si prendono cura di lui, assiste alla lacrimazione della Vergine.

        “Ha pianto nelle mie mani”: quanto patos, quanto dramma esistenziale si avverte in questa affermazione che Mons. Grillo, con estrema sincerità, pronuncia!

        La lacrimazione della Madonnina nelle sue mani, “altera” la dialettica prudenza-fede.

        “Dio conduce la storia ed anche questa piccola storia, probabilmente destinata ad una grande avventura. Biso- gna procedere con fede ed anche con una grande fiducia” pensa Mons. Grillo già il 13 maggio di quell’anno.

        Certamente il monito del Papa all’incontro con i vescovi italiani e, successivamente, la sua cena privata con Mons. Grillo in Vaticano e la benedizione della Madonnina che il Vescovo di Civitavecchia ha portato con sé su richiesta dello stesso Papa; la visita segreta del Papa, “travestito da cacciatore” alla Madonnina sono importanti per l’evolversi delle scelte di Mons. Grillo. E Grillo stesso ne è consapevole, tanto da dedicare il suo lavoro al Papa polacco. E tuttavia tutto questo accade quando già in Mons. Grillo il cambiamento è sostanzialmente avvenuto.

        Dall’iniziale ordine di distruggere la statuina, al procedere con prudenza e scetticismo alla condotta del credere sostanzialmente alla soprannaturalità del fenomeno molta acqua è passata sotto i ponti in un breve lasso di tempo.

       E’ la lacrimazione della Madonnina nelle sue mani l’evento centrale della “evoluzione” dell’esperienza.

        In breve tempo, nel Vescovo Grillo il dubbio diventa sempre più debole, la certezza del rivelarsi del divino si fa sempre più chiara e sicura.

        E da uomo di azione, come è sempre stato, scende in campo: decide di essere dalla parte della Madonnina e di sopportare e combattere l’incredulità della gente.

        Ma, a questo punto, i termini della “dialettica” sono mutati: non sono più prudenza-fede, ma certezza della rivelazione del divino di Mons. Grillo e prudenza all’interno della stessa chiesa.

        E se questi sono i termini della vicenda, mons. Grillo non poteva affidarsi solo ai diari, che tra cinquant’anni saranno magari letti solo da qualche ininfluente ricercatore. Andava invece, con il loro aiuto, raccontata ai contemporanei la sua vicenda e la sua scelta di campo, e, per converso, svelate le altre scelte all’interno della Chiesa.

        E’ questo, a mio parere, il motivo di fondo del lavoro di Mons. Grillo e, strettamente intrecciato con questo, l’altro di cui pure si è parlato: una vicenda umana, personalissima, e delicata, di un uomo, di un sacerdote, che si trova a vivere in prima persona, lo svelarsi del divino.

        Lo svelarsi del divino è appunto ri/velazione, manifestarsi del sovra/naturale, apparire, mostrarsi e, nello stesso tempo, ri/velarsi, coprirsi, nascondersi.

        Il dubbio, la prudenza, l’appellarsi alla ragione di Mons. Grillo più che la natura del “politico” che ha avuto ed ha compiti di reggitore della Chiesa e rapporti col Vaticano, appaiono immediatamente come manifestazione di umanità, manifestazione dell’essere di un uomo, che at/traversa una prova difficile e delicata.

        E’ Mons. Grillo, con semplicità e maestria nello stesso tempo, si prepara al punto delicato del racconto.

        Comincia col parlare della sua vicenda di bambino, allorquando, giocando con un suo amichetto, viene colpito con una pietra in un occhio e rischia di perdere la vista.

        La mamma, devotissima, si affida a Maria ed ottiene la guarigione del figliolo; ricorda la propria venerazione per Maria, da sacerdote prima e vescovo poi.

        L’intera sua vita è segnata dalla sua venerazione per Maria, per la Madonna di Portosalvo, per la Madonna dell’Assunta, per la Madonna di Romania, per la Madonna della Catena, per la Madonna del Castello, per la Madonna di Czestochova.

        Questi ricordi sono toccanti, perché segnano una esistenza e rivelano un amore per la sua terra, peraltro sem- pre testimoniato.

        E così si è portati e preparati al momento centrale del racconto: l’incontro col divino, prima indirettamente e poi direttamente e la sofferenza che la prova comporta.

        Perché la Madonna si rivela piangente lacrime di sangue?

        Per il male del mondo ripete Mons. Grillo; per le guerre, per gli aborti, per la pedofilia.

        Sono temi che Mons. Grillo ha trattato approfonditamente in altri suoi scritti; qui ne accenna solamente. Ma perché non pensare al fatto che la Madonna appare piangente ed addolorata ad un vescovo, perché la Chiesa dopo avere scelto di schierarsi a difesa della vita e della sua sacralità, si è trasformata in una lobbi, che trae vantaggi da una politica che ha ridotto l’uomo a merce tra le merci, che ha materializzato tutti i rapporti umani?

        Sono sicura che questa tematica è presente a Mons. Grillo; ma qui in lui prevale il diplomatico e non ne fa cenno, anche per non essere troppo ostile a quelle “aliene interpretazioni”, di cui si è accennato di sopra.

        E’ nella tradizione della Chiesa cattolica l’immagine di Maria Addolorata, Maria è triste per la ferocia ed i peccati degli uomini, che non riconoscono il messaggio del Figlio.

        Lo svelarsi dell’essere avviene sempre nel campo di situazione vitale dell’ente, cui l’essere si manifesta. Lo svelarsi dell’essere è sempre in relazione dell’ente che interroga l’essere. L’ente che interroga è un vescovo cattolico, la Madonna appare a lui secondo la cultura e l’immagine di Maria che l’occidente ha costruito nella sua storia.

        Il lavoro di Mons. Grillo, al pari di altri, come non ricordare “Le bastonate di San Francesco?”, assume un valore importante: è la testimonianza di una fede vigile e, nello stesso tempo, di una battaglia che andava combattuta a sua difesa; ed è pure il racconto autobiografico, sincero, una “confessione” di un uomo at/traversato da una prova da fare tremare le vene ai polsi; un racconto di una esperienza su cui Mons. Grillo è sempre stato prudente e parco di commenti, ma che ora ritiene giunto il momento di rivelare. Perché ora? Perché Mons. Grillo ha maturato la piena consapevolezza del nuovo sé.

        Una nuova esperienza, se veramente è tale, si inserisce nelle conoscenze precedenti, ma le modifica, le riorganizza, le ristruttura, sì da determinare conoscenze e personalità nuova nello steso soggetto. Provoca una svolta o, se vogliamo restare in tema, una conversione.

        E in Mons. Grillo la conversione è avvenuta; lui ne è consapevole; e la sua consapevolezza lo porta ad accettare il nuovo, a difenderlo, a trovare le forze per sopportarne la fatica, per accettare la croce, per non indietreggiare di fronte a scetticismo, isolamento, o, peggio, derisione e calunnia. E lo racconta.

        E nel racconto la vicenda sembra divenire più chiara e comprensibile e l’animo acquietarsi dopo tanto travaglio.

Castrovillari 6.11.2011.

Antonio Di Diego