IN POLITICA DA CATTOLICI.

        Ho seguito anch’io, con molto interesse, il recente “forum” di Todi, dove, unitamente al Cardinale Angelo Ba- gnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), si sono riunite a convegno le varie espressioni del cattolicesimo italiano, impegnate nei movimenti socio-culturali o negli stessi partiti politici.

        Certamente, è stato detto bene, si è trattato di diaspora dei cattolici, dopo il crollo della “Democrazia Cristiana”. Essi, infatti, si sono disseminati soprattutto nei due massimi partiti politici della destra e della sinistra.

        A dire il vero, al sottoscritto, anche del punto di vista socio-politico, non è piaciuto mai il suggerimento allora da- to ai cattolici da qualcuno di scomparire, in quanto “partito” o di inserirsi nei nuovi partiti.

        Così facendo, però, quale incidenza i cattolici, in quanto tali, avrebbero potuto avere durante la presentazione e nella discussione delle più svariate proposte di legge? La risposta non può che essere una: molto poca o nessuna del tutto.

        Ed allora che cosa avrebbero potuto fare? Stare a guardare o accontentarsi di ottenere al massimo soltanto qual- che spicciolo.

        Lo aveva compreso molto bene a suo tempo, Don Luigi Sturzo, rivolgendosi allora ai cosiddetti “liberi e forti” e creando il ben noto “Partito Popolare”, da cui sarebbe nata successivamente, con Alcide De Gasperi, la Democrazia Cristiana.

        Ma, a distanza di anni, che cosa si potrebbe fare? A mio modesto avviso, oggi come oggi, non si tratta di creare un nuovo partito cattolico, come d’altronde è stato ribadito. Si potrebbe pensare, invece, a tentare la costituzione di un raggruppamento dei veri cattolici impegnati in politica, dando loro un proprio volto, tra quanti si riconoscono nei vari valori cattolici, ben conosciuti da tutti.

        Ne potrebbe venir fuori, così, un gruppo, un movimento (lo si chiami come si vuole), che in Parlamento potreb- be dare un suo efficace apporto alla elaborazione delle leggi, fino al punto da costituire un condizionamento dell’azione dei partiti che attualmente sono al potere. Se la nuova formazione dei cattolici impegnati in politica costituisse, ad esempio, anche un 15-20 per cento dell’elettorato, non sarebbe così?

        Certo, non spetta alla Chiesa, il tentativo di questa ricomposizione, ma è quanti si ispirano alla sua sensibilità eti- co-giuridica da parte dei vari gruppi cattolici.

        Sono convinto che questa potrebbe essere la strada migliore da seguire almeno per il momento. Non si tratte- rebbe, quindi, di scalzare gli attuali assetti politici.

        Ciò non esclude naturalmente la possibilità dell’evoluzione delle cose; poi si vedrà il da farsi. In realtà, infatti, occorre anche considerare in merito che i programmi di tutti i partiti, specialmente nell’ultima parte del secolo ventesimo hanno perso gran parte della loro chiarezza nella misura in cui essi hanno cercato e cercano sempre di più di rispondere contemporaneamente a tante domande contraddittorie di tutti i ceti sociali e non soltanto dei cattolici; si pensi, ad esempio, alle varie questioni “postmoderne” temi ambientaliste e altro ancora, da provocare non poche confusioni.

        Gli sviluppi più recenti, poi, hanno messo in questione il ruolo di tanti partiti politici, a parte la personalizzazione degli stessi leader, spinti non poco dai mass-media e in particolare dalla televisione, di cui spesso son capaci di impadronirsi, utilizzandola a proprio uso e consumo.

Mons. Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia