LA CALABRIA CHE SOGNO ANCORA.


        Alcuni anni addietro ho dato alle stampe “Quali speranze per la mia terra”.

        Se vale l’antico adagio secondo il quale la “speranza è l’ultima dea” essa non dovrebbe mai deludere. Talvolta per, si può avere l’impressione che piuttosto sia vero il contrario.

        Che cosa pensare? I miei sogni di allora sono finiti tutti nel cassetto?

        Ecco perché, quasi sospinto da una forza impellente, sono andato a frugare nel labirinto della mia cassapanca.

        Stranamente mi sono venuti tra le mani due elenchi telefonici, di cui uno alquanto aggiornato. Istintivamente il mio sguardo si è soffermato sul mio paese natale: Parghelia (V.V).

        Giravo e rigiravo le pagine e con una certa sorpresa mi rendevo conto dell’esistenza di tanti nomi e cognomi del tutto sconosciuti dal sottoscritto. Ma da dove sono piovuti tanti strani esseri nel mio paese? Da quale iperuranio sono arrivati? Saranno per caso degli “alieni” dei quali tanto si è parlato negli ultimi decenni? E’ spaventoso constatarlo, ma purtroppo è così; quindi le cose sono peggiorate rispetto al passato già da me ricordato.

        E’ pur vero che quando da giovane lasciai la mia Parghelia e, quindi la mia Calabria, è stato proprio a causa di ripetute minacce che mi erano state rivolte. Ma, oggi come oggi, di fronte alla nuova situazione, avrei dovuto utilizzare addirittura qualche “disco volante” per mettermi in fuga velocemente.

        Ciò nonostante, quasi imperturbabile, continuo a credere che le speranze di un tempo non siano andate tutte deluse. Anzi il mio sogno è quello di una Calabria ancora più bella e soprattutto più capace di riscattarsi. Ma tu, di quale riscatto parli? potrebbe dire qualcuno. Soltanto di un riscatto meridionalistico di cui è già stato scritto tanto oppure la tua espressione nasconde altri risvolti?

        Come si può notare, la domanda che ci si rivolge non potrà essere soltanto retorica. E quanto prima se ne riparlerà anche da parte mia.

        Un albero che affonda profondamente le sue radici nella sua terra non può morire. Ci sono, infatti, sorgenti sotterranee e probabilmente anche qualche fiume come quello che dall’altopiano del Poro di disperde nello splendido mare dell’intera costa che da Tropea si distende fino a Scilla o alle Isole Eolie.

         Ecco perché, presto o tardi, quel che attualmente è ancora un sogno, domani potrebbe trasformarsi in realtà.

        Che ci sia differenza tra sogno e realtà è indubitabile. Quanti sognano senza alcuna speranza rimangono nella irrealtà; la qualcosa non è affatto concepibile da chi come il sottoscritto non è avvolto da strane nuvole.

        Se si vuole, si potrebbe parlare anche di nuvole, ma, in tal caso, si tratterebbe di nuvole facilmente penetrabili dal sole della mia terra che rispecchia nel suo mare l’azzurro di un meraviglioso cielo: l’azzurro del cielo di Calabria.

        E’ ovvio che, pur essendo amareggiato, il mio scritto è soffuso d’amore per la mia terra, non poche volte pur- troppo calpestata da briganti e da intriganti, come ai tempi di Francesco di Paola, e oggi da una malavitosa piovra che estende i suoi tentacoli quasi dappertutto.

        L’amore peraltro, è una sorta di rivendicazione e quasi di ipoteca sul futuro; esso non risponde affatto ad una risposta strategica cui fare ricorso nei momenti di difficoltà, come quello attuale.

        Anche in questo campo, infatti, occorre avere molta pazienza, perseveranza nel credere in un futuro migliore, fermezza e chiarezza di idee.

        Il mondo può essere affrontato soltanto quando si sa in che cosa si crede, su che cosa si è disposti a scom- mettere, di che cosa si è pronti a rendere ragione. Naturalmente, nel frattempo, occorre scavare in profondità nelle proprie radici. Sarà questo un necessario tentativo che bisogna fare impiegando tutte le proprie energie, altrimenti si resterà sempre nel labirinto dei sogni

        Ma la Calabria che io sogno ancora, non è soltanto un sogno!

Mons. Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia