Il brutto mestiere del sociologo.

        Quanti, per la prima volta, hanno o avranno modo di aprire il mio “sito” personale possono subito rendersi conto di trovarsi non davanti a un vescovo, ma piuttosto davanti a un sociologo di formazione. Indubbiamente la cosa non mancherà di suscitare qualche perplessità, soprattutto per due ragioni.

       Non per il fatto che io, da più di trenta anni, abbia esercitato un tipico ministero pastorale in seno alla Chiesa, che, fin dalle sue origini si potrebbe dire, abbia avuto i suoi vescovi a capo delle comunità di fedeli, che lentamente avrebbero assunto il volto di “diocesi”, ma piuttosto (ed è questa la seconda ragione) perché, oggi come oggi, non avrei mai pensato di inserirmi tra i cosiddetti “sociologi”. E' la stessa impressione che si può rilevare in un recente scritto di Franco Ferraratti.

       Ed infatti, nei primi anni ’50 del secolo scorso, non era affatto facile ottenere un dottorato in “sociologia” o nelle “scienze sociali”; allora ne valeva veramente la pena e, come suol dirsi, si dovevano sudare le sette camicie; non esagero, pertanto, se affermo che, di fronte alla odierna colluvie di sociologi spuntati dappertutto come i funghi, sento quasi una certa ripulsa nel definirmi sociologo.

       Fatta questa premessa, naturalmente non posso negare che quasi tutta la mia produzione letteraria sia di origine sociologica o, se si vuole antropologica e psicologica. Si tratta, d'altronde, di una caratteristica insita ormai nella mia stessa costituzione psicosomatica, che si rivela tale sia nello svolgimento del mio ministero pastorale sia in tutti gli altri accadimenti della mia vita.

       Ci si domandi, ad esempio, perché mai, quando nel febbraio del 1995, una Madonnina proveniente dalla Bosnia abbia pianto a Civitavecchia, il sottoscritto sia rimasto fortemente scettico, arrivando addirittura a ingiungere la distruzione di quella piccola statua. Non è difficile rispondere a un quesito del genere. Avrebbe mai potuto inserirsi tra i cosiddetti “creduloni” un vescovo di granitica formazione sociologica?

       Ed è questo anche il motivo per cui, ad un certo momento, anche di fronte all'evidente lacrimazione di sangue della stessa Madonnina, ci siano sempre state in me delle contrastanti perplessità personali di evidente natura razionalistica.

       Tutto questo sta a dimostrare quanto sia assurdo volersi liberare del tutto di una specie di camicia che ti porti tessuta addosso per tutta la vita.

     Non ci si meravigli, quindi, se, d'ora in poi, in questo stesso “sito” personale appariranno degli articoli singolarmente viziati (si fa per dire) da una immancabile visuale di natura sociologica. Lo si vedrà; spero proprio di non contraddirmi.

        Non è facile certamente guardare all'attualità che accade sotto i nostri occhi senza paura di sbagliare e senza il minimo dubbio di ordine scientifico-culturale.

Mons. Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia