Pedofilia.

        Mi si consenta di richiamarmi alla questione “pedofilia” per fare due osservazioni, di cui la prima è la seguente: è più che comprensibile che Benedetto XVI, nell'incontro avuto a Malta con alcune vittime di questo orrendo malfatto, sia rimasto commosso fino alle lacrime. Ciò può essere recepito benissimo da quanti, nel corso della propria esperienza pastorale, hanno avuto modo di imbattersi con alcuni di questi episodi, i quali, purtroppo accadono quasi a dismisura soprattutto, come è risaputo, in famiglia.

       In secondo luogo, si vorrebbe sottolineare quest' altro aspetto. Non è che si vogliono negare o minimizzare i casi di pedofilia dovuti ad atteggiamenti disgustosi da parte di alcuni preti, ma sarebbe opportuno, a mio modesto avviso, valutare anche il contrario e cioè tutto il bene che non pochi sacerdoti fanno proprio in questo campo.

     Chi scrive, ad esempio, esercitando il suo ministero pastorale di sacerdote dapprima per vent'anni e poi da vescovo per più di trenta anni, si è servito non poche volte della sua preparazione socio-psicologica per intervenire efficacemente nei confronti di non pochi ragazzi, di adolescenti ed anche di adulti rimasti vittime della pedofilia in famiglia, ad opera degli stesi genitori, parenti stretti (nonni, zii) ed amici del padre.

     Ciò è accaduto anche perché durante lo svolgimento del mio mandato sacerdotale ed episcopale non ho mancato mai di svolgere il compito di confessore e di direttore spirituale.

     Ed infatti sia amministrando il sacramento della riconciliazione sia durante la direzione spirituale, mi è stato possibile incontrarmi con anime, le quali fortunatamente non hanno avuto difficoltà ad aprirsi totalmente. Dico “fortunatamente”, perché specialmente quando un ragazzo non è mai riuscito a parlare o a spiegarsi con i propri genitori o con altre persone a lui vicine sull'argomento in parola, ciò il più delle volte può avvenire nel primo incontro con un confessore o con un sacerdote, vescovo ecc., disposto ad ascoltare e soprattutto a consigliare in questo delicato settore.

       E' pur vero che le anime non si aprono facilmente in tale materia, ma, se si rendono conto di trovarsi di fronte ad una persona preparata, seria e comprensiva, spesso tutto questo avviene.

      Supposto, quindi, che fatti del genere avvengano, come di fatto avvengono, chissà quanti esseri umani gli stessi sacerdoti, i quali sono più di quattrocentomila, siano riusciti a salvare e a ridare ad essi la speranza di poter vivere una vita serena. Ma di questo aspetto del problema nessuno ne parla, perché, purtroppo, come al solito, il bene non fa notizia, mentre fa comodo scagliarsi contro il Papa e la stessa Chiesa non soltanto per riempire intere pagine di cronaca nera, ma perché ci si illude che si possa pervenire all'annientamento della Buona Novella cristiana, dimenticando peraltro che le “porte dell'inferno non prevarranno”, come la storia di oltre due millenni ha ampiamente dimostrato.

      I preti e i religiosi impegnanti in questo campo non sono pochi certamente, anche se fanno poco rumore e per questo, purtroppo, non fanno notizia.

        E' ovvio che tutti noi condividiamo con Benedetto XVI il peso di questa umiliazione, nella speranza che su tutti i fatti si giunga alla luce piena, non dimenticando che Gesù nel Vangelo è stato severissimo, affermando: “Guai a colui per il quale avvengono gli scandali. E' meglio per lui che gli sia messa al collo una macina da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto di scandalizzare uno di questi piccoli”(Lc. 17, 1-2).

Mons. Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia