RICORDANDO LE "BASTONATE DI FRANCESCO."

       Fin dal primo anno della mia missione pastorale nella diocesi di Cassano allo Jonio, al sottoscritto piaceva molto l’altopiano in cui è sita Mormanno con il suo bel Seminario estivo.

       Quasi quotidianamente, di estate, residendo nella nell’ambito del Seminario della Diocesi, era mia abitudine fare delle lunghe passeggiate che, da Mormanno mi partivano a Campo Tenese.

     Mi soffermavo a lungo, anche per poter contemplare l’ampia visuale che si estende fin a Castrovillari e, indirettamente a tutta l’ampia valle del Cosentino e, se si vuole a tutta la Calabria.

        E proprio da quel fulcro mi veniva in mente Francesco di Paola, che benedicente lasciò per sempre la sua terra per recarsi a Napoli e poi nelle terre francesi, dove avrebbe finito i suoi giorni.

      Cosa abbia pensato Francesco da quel pinnacolo non credo sia difficile immaginarlo, soprattutto in ordine ai secoli che si sarebbero susseguiti fino ai nostri giorni. Egli conosceva tutti gli anfratti di Sicilia e di Calabria; dappertutto, dove egli passava ha lasciato ricordi e richiami.

       Chissà quante volte, (mi venivano in mente le pagine del mio volume dal titolo “Le bastonate di Francesco”) avrà usato quel suo bastone nodoso, che non gli mancava mai dalle mani. E’ strano, peraltro, che, quasi dappertutto di Francesco si conservano alcuni lembi del suo mantello, dei sandali che portava ai piedi, ma qualche volta soltanto il suo bastone nodoso, che certamente avrà spezzato di continuo.

       Molte difficili situazioni della Sicilia e della Calabria di allora venivano risolte spesso a colpi di randellate su quanti giammai probabilmente sarebbero riusciti a cambiare mentalità.

        Altro che nuova cultura e pastorale contro le mafie. E’ chiaro che Francesco era ben consapevole di avere a che fare con le strutture di peccato, ma probabilmente non condivideva molto la tesi di quanti avrebbero sostenuto che la soluzione si sarebbe dovuta cercare nella centralità della formazione della coscienza. Ma quale coscienza con certa gente!

      Nessuno e neppure Francesco avrebbe potuto mettere in dubbio una necessità del genere, ma la questione verteva piuttosto sulla qualità dei mezzi da adoperare. Come far recuperare la coscienza del bene e del male a un boss mafioso? Con le prediche? E Francesco non sapeva farne. Con la convinzione razionale? E’ inutile soffermarsi su questo.

        Non è che Francesco non conoscesse la fine che ha fatto in Sicilia Don Giuseppe Puglisi o Rosario Livatino.

        Egli conosce anche pure tutte le Encicliche sociale della Chiesa, certamente molto meglio del sottoscritto.

     Avrà data un occhiata all’ultimo documento episcopale dal titolo “Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, soffermandosi soltanto su alcune espressioni alquanto condivisibili, come ad esempio: “Svelare la verità di un disordine abilmente celato e saturo di complicità, far conoscere la sofferenza degli emarginati e degli indifesi, annunciando ai poveri, in nome di Dio e della sua giustizia, che un mutamento è possibile, è uno stile profetico che educa a sperare.

       Al profeta delle Calabrie è sempre piaciuto lo stile profetico e, pertanto di tutto questo ne avrà goduto.

       In pari tempo, però, egli ha pensato di andare a pregare nel Santuario della Madonna di Polsi, al fine di aspettare ivi qualche solito raduno. Ma, poi, riflettendoci meglio, ha cambiato opinione, concludendo: “Oggi purtroppo - si è detto – è peggio dei miei tempi, perché la gramigna si è diffusa in tutto il territorio calabrese e siciliano e non c’è un solo paese che si salvi. Cosa fare allora? Poveri calabresi! Poveri siciliani! Poveri poliziotti! Povere forze dell’ordine e poverissimi magistrati!

       L’unica cosa che ancora mi è possibile rifare come allora è quella di riprendere il mio bastone nodoso per dare specialmente ai boss mafiosi bastonate da orbo. Il lavoro, peraltro, mi è ancora più difficile, perché se dovessi avere in mente di far ritorno in Francia, dovrei soffermarmi dappertutto. Povero me! Quanti bastoni ci vorrebbero?

        E allora Francesco? Che si fa? Lo riprendi il tuo bastone nodoso?

      Devi farlo, senza alcun indugio, poiché la Calabria e la Sicilia sono più che disperate! Prendilo, Francesco, e rincorri tutta l’ Europa! Vedrai, forse questa volta gli Ugonotti ti lasceranno in pace e il tuo integro cadavere potrà far ritorno in Calabria!

       E’ pur vero che potrebbero esserci altre vie di soluzione, ma oggi più che mai è inquinato il cuore di non pochi uomini stravolti da desideri inconsulti di calcoli micidiali che nessuna forza soltanto umana potrà eliminare, talmente è la loro diffusione.

       Ecco perché, senza il tuo bastone, come sempre hai fatto nel passato, poco o niente si potrà garantire. Questo si aspetta da te l’intera sana e autentica Calabria e la tua Paola che finalmente vedrà risplendere su quella antica magione non solo una fioca fiammella, ma una grande vampa di rivolgimento sociale e di unica salvezza!

       Ritorna Francesco!

Mons. Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia